Il CANE torna a correre

Il Calcolatore Automatico Numerico Educativo
era una macchina didattica, esemplare pisano
di una categoria con altri illustri esponenti.
Era usato a Scienze dell’Informazione,
il primo corso di laurea in informatica istituito in Italia
e attivato a Pisa nel 1969/70. Il CANE si studiava al corso
di TAMC, Teoria e Applicazioni delle Macchine Calcolatrici.

Fra gli studenti era popolare un’interpretazione alternativa
delle ultime due lettere dell’acronimo: Non Esistente.
Il CANE era, diremmo oggi, una macchina virtuale: si usava
facendo girare il SimulCANE sull’IBM 7090 del CNUCE.

Il simulatore del CANE fu oggetto della tesi di laurea di Giuliano Pacini; in un’altra tesi Attilio Ripoli realizzò l’assemblatore:
il CANE era uno strumento didattico realizzato dagli studenti.
Delle due tesi fu relatore Antonio Grasselli, uno dei principali promotori del corso di laurea in Scienze dell’Informazione.

Raccontare e riportare in funzione il CANE è il contributo
di HMR ai festeggiamenti per il 50° del corso di laurea.

In queste pagine i risultati del nostro lavoro di ricerca:

Il simulatore del CANE secondo Fremura

Il CANE è un tipico calcolatore degli anni ’70: non ha un’interfaccia facile come quelle a cui siamo abituati oggi.
Ma anche il CANE ha il suo CIAO MONDO per vederlo funzionare senza troppa fatica - c’è anche il video!
Buon divertimento!

Il gruppo dei cinofili

Nell’anno dei festeggiamenti per il 50esimo del corso di Laurea in Scienze dell’Informazione, si è voluto ricordare un testimone caratteristico della didattica di quegli anni. L’idea di ricostruire il CANE è di Alessandro e Giovanni Cignoni, loro è anche la realizzazione del simulatore: il primo di tutto quel che si vede, il secondo di quello che sta sotto.
Daniele Ronco ha svolto le ricerche d’archivio e reso disponibili le scansioni dei documenti originali.
Giuliano Pacini, autore del SimulCANE originale, ha supervisionato la ricostruzione e verificato il simulatore.

Ringraziamenti

La dispensa del CANE con le illustrazioni di Fremura (che tutti si ricordavano, ma non si trovava) è stata gentilmente resa disponibile da Linda Pagli, grazie anche a Carlo Montangero che è riuscito a scovare chi ne aveva una copia.
Grazie anche all’Archivio Generale di Ateneo e alla Direzione Servizi per la Didattica che hanno permesso l’accesso e la riproduzione dei documenti. In particolare grazie a Luigi Rivetti per il cortese interessamento.
Grazie infine a Vincenzo Ambriola, Silvio Hénin, Maurizio Gazzarri e Carlo Montangero per la peer review di queste pagine.