L’archivio di Giorgio: dal taccuino, riflessioni e pensieri

In confidenza Giorgio commenta le sue scoperte, le sue sorprese e i suoi dubbi, la quotidianità dei progetti all’Università e all’Olivetti con le loro difficoltà e le loro contraddizioni. Scorrere le note di Giorgio ci permette di leggere con occhi diversi i documenti e scoprire quello che non sempre le carte ufficiali riportano.

Il taccuino è un diario su cui Giorgio ritorna: lo rilegge, lo corregge o lo commenta con il senno di poi. Nel nostro lavoro di riordino e pubblicazione, riportiamo le note di Giorgio in ordine cronologico inverso lasciando traccia, dove possibile, dell’evoluzione del testo nel tempo.


Palazzo Gambacorti

11 gennaio 1955

Per la prima volta, ieri sono entrato nelle stanze del Sindaco di Pisa. Con il professor Pieri abbiamo incontrato Pagni e il Presidente della Provincia Maccarrone. Io non sono riuscito a dire una parola, Pieri, invece, era proprio a suo agio, aveva con sé il verbale della riunione del CIU del 4 di ottobre, ma non c’è stato bisogno di usarlo.
Mi pare che le residue resistenze siano ormai svanite e il finanziamento sarà destinato alla realizzazione di una calcolatrice elettronica. Che i comuni e le province di Pisa, Lucca e Livorno abbiano deciso di investire ben 150 milioni di lire su un progetto di natura scientifica e tecnologica, lo trovo davvero lungimirante. So che una parte, credo 25 milioni, sarà destinata all’acquisto di uno spettrografo di massa su proposta del prof. Ezio Tongiorgi, ma la gran parte della cifra sarà utilizzata per il nostro progetto.
Pagni avrebbe preferito l’elettrosincrotrone, ritiene che avrebbe dato risalto internazionale alla nostra città. Ma, ormai, mi pare che abbia definitivamente mollato. Ho capito che il Sindaco è stato amico di Fermi e che la lettera ad Avanzi ha contribuito a orientare le sue scelte. Maccarrone mi è parso più “politico” e anche più determinato nell’assumere decisioni.
Di questa prima volta in Palazzo Gambacorti mi porterò anche il ricordo dell’Arno visto dalla finestra del Sindaco... davvero basta alzarsi qualche metro da terra che tutto cambia prospettiva.


Fermi a Varenna (La Nuova Stampa, 20 luglio 1954)

29 novembre 1954

È morto Enrico Fermi. La notizia era nell’aria, vista la grave malattia. Che amarezza non averlo potuto incontrare personalmente, non ero ancora nato quando ha studiato a Pisa. Dalle parole di Pieri ho capito che la sua lettera ad Avanzi dell’agosto scorso è stata fondamentale per far prendere in considerazione il progetto della calcolatrice elettronica.
Di quel che scrive Fermi voglio ricordare questa frase:

    A questo si aggiungono i vantaggi che ne verrebbero agli studenti e agli studiosi che avrebbero modo di conoscere e di addestrarsi nell’uso di questi nuovi mezzi di calcolo
[30 dicembre 1954] Pieri mi ha confidato un retroscena sulla lettera di Fermi ad Avanzi. Ciò che è noto è che Conversi e Salvini avevano parlato con Fermi e gli altri fisici a Varenna, in occasione della Scuola internazionale, e lì era nata l’idea di usare i fondi per il sincrotrone per costruire una calcolatrice elettronica a cifre. Quel che è meno noto è che la lettera non sia stata un’iniziativa spontanea di Fermi. Conversi lo afferma senza giri di parole in una circolare inviata ai colleghi:
    Nella lettera che, su richiesta del prof. Bernardini e mia, il prof. Fermi ha inviato al Rettore dell’Università di Pisa...
Fermi si è prestato, consapevole dell’aiuto che le sue parole avrebbero dato a convincere le istituzioni locali e certi ambiti dell’Università. Per certi versi ancor più ammirevole.
Impressiona anche il lavorìo di Conversi e Bernardini per costruire il consenso intorno al progetto, non pensavo che fare ricerca comprendesse anche questo. Ormai sembra fatta, ma come dice Pieri ancora lo dobbiamo vedere nero su bianco.
[aggiunta posteriore, ndr] Ho trovato su un vecchio giornale una foto di Fermi a Varenna, oltre a lui (primo a destra) si riconoscono la moglie Laura e (secondo da sinistra) Gilberto Bernardini.


Macchine «che pensano» (e che fanno pensare)

Urania n. 18, 20 giugno 1953

20 novembre 1954

Sto cominciando a studiare, mi hanno dato ieri l’articolo di Bruno de Finetti (statistico, lavora per le Generali) pubblicato dall’Università di Trieste. Il titolo disorienta: “Macchine «che pensano» (e che fanno pensare)”. Conversi, quando il 4 ottobre scorso tranquillizzava i membri del CIU:

    nessuna delle macchine finora costruite o progettate è in grado di intuire, di suggerire un’idea nuova, di creare: questo può farlo soltanto il cervello umano... e solo quello di buona qualità!
forse era ispirato proprio da De Finetti che, fin dalle prime righe, si preoccupa di riportare:
    la funzione creativa del pensare rimane intangibile attributo dell’uomo
De Finetti illustra anche i fondamenti della cibernetica secondo l’americano Norbert Wiener. Discute di cosa s’intenda per intelligenza, con le differenze tra uomo, animale e macchina:
    Quale criterio di distinzione potremmo applicare se ci trovassimo di fronte a un essere di cui si possa soltanto osservare il comportamento, senza comprendere dalle fattezze esteriori, se si tratti di una macchina costruita dall’uomo oppure di un animale?
Le macchine possono pensare, oppure si limitano a eseguire ciò che dice l’uomo? Come dice Conversi in certi ambiti manca pure quella umana, di intelligenza... viene anche in mente Jenkins di “Anni senza fine” [ndr: il romanzo di Simak era uscito su Urania n. 18, nel 1953].
Dalle note vien fuori che se ne discute da un secolo:
    ripete quanto avrebbe detto a proposito della macchina di Babbage, cent’anni or sono, la contessa di Lovelace (matematica, figlia di Byron, spesso citata a tale proposito): «Questa macchina non ha la pretesa di creare alcunché. Essa non può realizzare se non ciò che noi sappiamo metterla in grado di eseguire»
Mi incuriosisce molto questa contessa, ne devo parlare con Angela!


La Domenica del Corriere, 14 nov. 1954

16 novembre 1954 [ndr: con cancellazioni e annotazioni successive]

Ieri Pieri mi ha fatto leggere il discorso di Conversi alla riunione del Consorzio Interprovinciale Universitario del 4 ottobre scorso. Riporto alcune delle sue parole:

    Una moderna calcolatrice elettronica o, come suol dirsi, un cervello elettronico, è una macchina che permette di effettuare con estrema prontezza e precisione calcoli oltremodo complessi e laboriosi. In pochi giorni permette di fornire la risposta a problemi che, affrontati con mezzi ordinari e impegnando un gruppo ben nutrito di persone, non potrebbero essere risolti in meno di mezzo secolo!
Cosa sia davvero una calcolatrice elettronica debbo ancora scoprirlo. Pensare che una macchina possa in pochi giorni fare un calcolo che a mano sarebbe completato nel 2004 (nel terzo millennio!), è incredibile.
Certo Conversi voleva impressionare i sindaci e i presidenti delle province presenti alla riunione e potenziali finanziatori del progetto ma forse ha esagerato un po’ no: la Macchina Ridotta fa 70000 addizioni al secondo, la Marchant, la più veloce delle calcolatrici elettromeccaniche che io conosca, ne fa 1200 al minuto, quindi la MR è 3500 volte più veloce, cioè fa in un giorno quel che l’altra fa in dieci anni! Con pochi = 5 il conto torna e son solo addizioni ripetute!
Da non dimenticare: evitare di fare battute inutili di fronte ai professoroni, ma la storia dei “sigaroni volanti” pubblicata sulla Domenica del Corriere è troppo bella. Incollo qui la copertina.