(Ri)costruzioni: macchine, programmi e altro

L’informatica è una scienza di cose che funzionano: le macchine si accendono, i programmi girano.
Per raccontare bene i calcolatori d’epoca bisogna mostrarli in moto. Abbiamo tre possibilità:

HMR è attivo su tutti e tre i fronti: aiuta a curare la collezione del Museo degli Strumenti per il Calcolo, realizza repliche hardware e sviluppa simulatori software. Siamo informatici, anzi hacker: programmare ci piace e la terza via, anche se più complessa e impegnativa, è quella a cui siamo più affezionati – HMR è nato proprio così. Inoltre, i simulatori possono essere facilmente distribuiti e raggiungere così un pubblico molto più ampio: per HMR è importante.

Simulatori di vecchie macchine a parte, HMR è impegnato in diversi progetti software, più o meno laboriosi.
Infine, poichè il bello è realizzare cose, riposta la tastiera, le mani si divertono anche a fare altro.

Simulatori della prima CEP

Chiamata con affetto Macchina Ridotta, la prima CEP del 1957 rivive oggi in un simulatore che ne riproduce fedelmente architettura, comportamento e prestazioni. Nonostante la MR fosse il primo calcolatore progettato e costruito in Italia, a fine 1958 fu smantellata e la sua documentazione tecnica fu in parte persa.

Fra i vari risultati di HMR, il simulatore della MR è quello in cui maggiormente si è rilevato fruttuoso il metodo ispirato all’archeologia sperimentale e il ricorso a modellazione e simulazione per provare e verificare le ipotesi di ricostruzione. La ricerca non è conclusa: ancora si lavora per modellare le periferiche della macchina.

Della MR esiste anche un primo progetto datato luglio 1956; corredato di schemi e disegni è l’unico che, dopo un lungo lavoro di recupero, studio e riordino, abbiamo in forma completa, software incluso. Sebbene sia una prima versione, diversa dalla MR poi costruita, per la sua integrità il progetto del ’56 è stato la base del primo simulatore realizzato da HMR. La ricostruzione ha permesso di restaurare il software della MR56 (che non gira sulla MR57) e vederlo in funzione.

I simulatori della MR sono usati per le Lezioni al Museo di HMR.

Addizionatore a 6 bit del ’56

Una relazione sullo stato dei lavori del progetto CEP riporta i primi risultati che nel 1956 dimostrarono la fattibilità dell’impresa. Il più rilevante fu un addizionatore a 6 bit “provato con risultati pienamente soddisfacenti” e adottato come base per “i criteri generali di montaggio e la progettazione meccanica dettagliata di uno chassis standard”.

Nel 2011, ritrovati gli schemi logici ed elettronici e i disegni meccanici, HMR ha ricostruito in replica l’addizionatore, il primo pezzo del primo calcolatore italiano. Nel 2013, cercando nei vecchi locali dell’Ateneo, HMR ha rinvenuto una partita di E88CC originali, i doppi triodi usati dalla prima e dalla seconda CEP: la replica oggi funziona con valvole d’epoca.
La replica mostra la struttura modulare dell’addizionatore, evidente nei 6+6 telaietti che ospitano i circuiti per la somma e per il riporto di ogni coppia di bit. La logica di quest’impostazione è stata riprodotta in moduli realizzati con elettronica moderna operante a tensioni sicure. Il risultato è un addizionatore componibile per esperimenti didattici.

Replica e addizionatore componibile sono stati realizzati in collaborazione con il Museo del Computer di Novara e con la Sezione INFN di Pisa e con i contributi di Fondazione Pisa, di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, di AICA.

La replica e l’addizionatore componibile sono usati per le Lezioni al Museo di HMR.

Progetti software

L’informatica di oggi, oltre a simulare le macchine del passato, serve alla storia dell’informatica anche come strumento per l’elaborazione e la veicolazione delle informazioni. Diversi sottoprogetti di HMR investigano nuove idee di gestione e comunicazione della conoscenza sviluppando soluzioni software a loro supporto:

A fianco dei progetti ambiziosi, ci sono divertimenti come Blob – il gioco dell’esistenza, ispirato ai modelli di Lotka-Volterra per simulare gli ecosistemi, o i giochini sviluppati dagli studenti, grandi e piccini, dei corsi di videogiochi.

Altre costruzioni

Non fidatevi di film, telefilm e giornali: l’hacker non vive di solo software.

Ci sono tanti modi per divertirsi realizzando cose e ci viene naturale naturale staccarsi ogni tanto dal PC per usare le mani nel fare qualcosa di più tradizionale. Per esempio di stoffa, perchè ci piace avere magliette originali da indossare portando in giro pezzi di storia dell’informatica, o di carta, perchè costruire ritagliando è un classico.